Spiegone

L’evoluzione della Provincia di Modena in 5 grafici

Premessa: questa non sarà un’analisi demografica solo quantitativa, ma ho voluto concepire questo articolo come una breve ricerca storica sulla Provincia di Modena, focalizzandomi su cinque grafici. Se vi annoia leggere, andate direttamente ai video e ai grafici.

 

Contesto regionale

Non avrebbe senso analizzare l’evoluzione della Provincia di Modena senza usare come paragone l’evoluzione degli altri capoluoghi della regione Emilia-Romagna. Se vogliamo trasferire il conflitto della Secchia Rapita alla demografia, la guerra di Modena non è mai stata contro Bologna ma contro Parma (sì, nel 600 noi di Modena rubammo un secchio per sentirci più fighi dei bolognesi). In questa eterna rivalità per aggiudicarsi il premio di “secondo capoluogo più popoloso dell’Emilia Romagna”, Parma ha per anni conservato questo titolo con un sereno vantaggio, poi però negli anni 80 Modena è passata in vantaggio. Tra il 1951 e il 1981 Modena è cresciuta da 139.183 a 180.000 persone (+62%), ma dopotutto erano gli anni del boom e del miracolo economico italiano.

Brevi note su Bologna e Rimini: Bologna è quella che ha avuto il tasso di crescita medio regionale più alto tra gli anni 50 e 80, sempre costante su due cifre (super media del +19% ogni 10 anni), raggiungendo il suo massimo nel 71 con una popolazione di 490.528 unità grazie all’immigrazione dal Sud (basti pensare che negli anni 80, 2 abitanti su 3 erano immigrati da altre parti d’Italia), un livello mai più raggiungo perché poi dagli anni 80 in poi il centro città inizia a svuotarsi a favore della periferia e dei comuni limitrofi. Ciò che mi impressiona in realtà è la crescita di Rimini avvenuta in particolare modo nel periodo tra le due Guerre Mondiali. Dopo i bombardamenti subiti durante la Prima Guerra Mondiale dagli austriaci, la città è stata prima ricostruita e poi ha visto la trasformazione del turismo da roba per le Elitè a turismo di massa. In realtà lo sviluppo demografico di Rimini è continuato per tutto il resto del Novecento, grazie alla costante richiesta turistica e al caparbio modo di fare della gente della Riviera. Rimini nel 1901 contava 36.487 persone, oggi ne conta 139.601 (+283%).

 

L’evoluzione della Provincia di Modena

Torniamo al focus dell’argomento, l’evoluzione della Provincia di Modena. Le provincie dei capoluoghi non sono luoghi dimenticati dal tempo, ma anzi, spesso sono le vere fucine economiche dei territori e destinazioni finali dei flussi migratori.

Il grafico ad albero -video sotto- è quello che si è adattato meglio alle mie esigenze (lo so non assomiglia a un albero), ogni rettangolo esprime la grandezza della popolazione nell’anno selezionato. Ovviamente il comune di Modena con la sua città e i suoi quartieri più periferici è il più grande ad ogni anno. L’evoluzione è chiara, gli anni passano e certi paesi spariscono mentre altri emergono, come: Sassuolo, Fiorano, Maranello e Formigine.

 

Fine Ottocento

A inizio dei censimenti, nel 1861, i comuni più grandi, Modena esclusa, sono in ordine: Carpi, Mirandola, Finale Emilia, Castelfranco e infine Pavullo (l’unico comune montano). Per quanto oggi possa sembrare strano, a metà Ottocento la provincia modenese era fra le più arretrate del paese, a Carpi la fonte economica era la piccola industria dei cappelli di truciolo (fa sorridere, ma era l’antenato dell’industria tessile che si svilupperà più tardi). Mirandola viveva ancora dello sfarzo passato del vecchio Ducato di Mirandola, anche se ormai in decadimento. Invece, Castelfranco e Finale Emilia erano terre di passaggio, e quest’ultima viveva grazie al florido commercio navale (eh sì un tempo la “bassa” aveva canali navigabili, si poteva andare dal centro di Modena al Po’ in barca). E poi Pavullo che era il punto di riferimento della montagna modenese. Questi erano i comuni più dinamici dal punto di vista demografico e anche economico nella Provincia di Modena, per il resto del territorio vi era una ancora maggiore arretratezza economica che non conferiva una gran attrattività.

Il dopoguerra

Tra gli anni 60-80 la distribuzione demografica cambia grazie anche al boom economico che attraversa l’Italia. A trainare la crescita demografica non poteva che essere la dinamica economia della zona con i settori della ceramica, biomedicale, meccanica, tessile, imballaggi, sviluppatesi in tutta la Provincia grazie alla SEAD (Società a responsabilità limitata per lo sviluppo Economico delle Aree Depresse) che ha stimolato la costruzione o l’ampliamento di questi settori esonerandoli dell’imposta tributaria diretta. Questa iniziativa ha consentito un’enorme sviluppo economico e che ha portato alla creazione dei cosiddetti “Comprensori”. Tutte queste nuove opportunità di lavoro che sono nate tra il 50 e l’80 hanno portato molte persone a vere e proprie migrazioni di massa, in particolare dal Sud.

In questi anni i vecchi comuni di passaggio come Finale Emilia, Mirandolacrescono solo lievemente; mentre la vera esplosione avviene a Sassuolo (+70%) con l’industria ceramica che fa da traino e da aspiratore demografico da altri luoghi. Sassuolo è il centro industriale, ma altri luoghi limitrofi si sviluppano come quartieri dormitori e residenziali per recarsi sul luogo di lavoro, ed è il caso di Fiorano (+165%), Maranello(+98%) e Formigine (+67%): il sindaco di quest’ultimo comune, con la rinuncia di usufruire delle agevolazioni fiscali per l’industrializzazione, preferì concepire Formigine come zona residenziale. Ma dove la popolazione cresce, in altre parti diminuisce, ed è la condizione che subisce tutto il territorio montano: i comuni dell’Appennino in media tra gli anni 60 e 80 perdono il -29% della loro popolazione (con punte del -48% a Polinago,mentre Pavullo che regge con un -4%).

Una piccola tabella della crescita demografica tra gli anni 60 e 80, a parte Formigine gli altri paesi non hanno subito grosse variazione dopo gli anni 80.

  • Sassuolo (+70%) da 23.675 a 40.226 abitanti.
  • Fiorano (+165%) da 5.570 a 14.745.
  • Maranello (+98%) da 6.468 a 12.832.
  • Formigine (+67%) da 12.869 a 21.509 (oggi siamo 33.667, +162%).
  • Comuni montani (-29%).

La crescita demografica ed economica inevitabilmente affligge anche il reddito medio delle persone (quello preso in considerazione è il Reddito Imponibile). I comuni montani (in giallo) sono quasi tutti presenti nella parte inferiore della curva dei redditi; manifesto di un territorio montano che patisce la lontananza dai luoghi più produttivi del territorio.

Divisione tra macrosettori

Qua sotto invece come è distribuita la forza lavoro tra i microsettori economici oggi, l’agricoltura che a inizio 900 era praticamente l’unica voce, oggi è crollata al 4,10% del totale nonostante le peculiarità agro-alimentari che vengono prodotte in questo vario e proficuo territorio. Mentre i servizi oggi occupano praticamente metà della forza lavoro del territorio.

Distribuzione età e sesso

Ultima nota, l’evoluzione e la distribuzione del comune di Modena per età e sesso. Tuttavia il grafico parte solo dal 1988, non ci sono dati disponibili degli anni precedenti.

 

Qualche nota su questo grafico piramidale, fino al 1991 chi aveva più di 85 anni rientrava nella fascia degli 80-85, e solamente dopo questa data si è iniziato a censire la reale età degli ultra-ottantenni (che tranquilli esistevano anche prima). Seconda cosa, ahimè la mente umana ha dei limiti: se guarderete il grafico non vi accorgerete delle piccole differenze, vi consiglio di guardarlo una volta per intero e successivamente di scorrerlo partendo dall’inizio e andando direttamente alla fine.

  • Già negli anni 90 si possono notare gli effetti del crollo delle nascite che è avvenuto negli anni 80 (fenomeno che ha colpito tutta Italia senza troppe distinzioni).
  • La fascia dove c’è il picco, quella tra i 40 e 60 del 2019, sono gli ultimi nati dal boom demografico degli anni 60. È ovvio che le presenti generazioni sotto i 30 e quelle future saranno chiamate a sostenere il peso del sistema previdenziale dei nati negli anni del boom economico e demografico.
  • C’erano meno bambini negli anni 90 che nel 2019. Sinonimo di una provincia che non muore ma che riesce comunque a sopravvivere, nonostante il trend negativo del paese.

Fonti

  1. http://www.comune.bologna.it/iperbole/piancont/noterapide/popolazione/Flussi%20migratori/FlussiMigratori_2011.pdf
  2. http://statistica.regione.emilia-romagna.it/popolazione/popolazione-residente-dal-1861
  3. Giorgio Conti, Pier Giorgio Pasini, Rimini città come storia, Rimini, Giusti, 1982
  4. http://e-review.it/mira-colonie-di-vacanza-nel-ventennio
  5. Emanuele Guaraldi, Breve Storia della Provincia di Modena 1859-2009

 

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