Spiegone

Elezioni europee, media e deviazione standard

Le elezioni si sono concluse e il web è pieno di analisi politiche qualitative e quantitative. Quindi mi sono chiesto, perché non ne faccio una anche io unendo quelle basilari capacità di statistica che ho appreso nelle ultime settimane (ma sì, buttiamoci dentro anche un po’ di “personal branding”). Analizzerò i quattro partiti più votati in Italia: Lega, Partito Democratico, 5 Stelle e Forza Italia. Premessa, cos’è la Deviazione Standard: è un indice che mi segnala quanto un valore si allontana dalla media; dai la media la sanno tutti cos’è. Dalle urne esce un grande vincitore: la Lega di Matteo Salvini. Però una domanda aleggia nell’aria, la perpetua campagna elettorale degli ultimi mesi quanto ha pesato e che differenze ci sono con gli altri candidati del suo partito? E gli altri partiti come sono messi? Sono tutti condizionati dalla cultura italiana dell'”uomo forte”?

 

LEGA

Questa è la situazione nazionale della Lega, Salvini fa un po’ da aspiratore di voti e in questo caso essere presente in tutte le cinque circoscrizioni distorce il dato. Ma in generale la media di voto per gli eletti della Lega è di 110.982, mentre la deviazione standard per la Lega (ripeto: indice che indica la dispersione di voto, ovvero la distanza tra la media di voto e i candidati che ne hanno preso di più o meno) si aggira intorno ai 170.000 voti, la più alta tra tutti i partiti presi in considerazioni. Alcuni candidati sono stati eletti con “soli” 17.000 voti e nessuno supera i 100.000, Salvini a parte. La Lega accentra i voti al suo leader, ma gli altri sono pressoché sconosciuti alla gente e sono stati eletti grazie alla rendita di Salvini.

Partito Democratico

Il PD si mostra come il partito più equilibrato, magra consolazione, con una media di voti leggermente più alto della Lega, posizionandosi in questa personalissima classifica sul primo gradino del podio (Media voti: 111.465, rispetto a 110.982 della Lega). Però la deviazione standard è quasi 1/3 di quella della Lega, nonostante l’exploit di Calenda e Pisapia (rispettivamente con 276.413 e 269.657 voti), il resto dei candidati sono tutti in linea tra loro, con i minimi che non vanno al di sotto dei 50.000 voti. Il partito di centro-sinistra è forse il partito più equilibrato, e non soffre la presenza dell’uomo forte, anche se sarebbe stato curioso dal punto di vista statistico vedere cosa sarebbe successo con un Renzi candidato.

Movimento 5 Stelle

La situazione dei 5 Stelle è molto più vicina a quella del Partito Democratico, anche se con una media dimezzata: PD: 111.465 e 5 Stelle 51.226; al nord quella del PD è leggermente più altari quella nazionale, mentre quella dei 5 Stelle è di soli 15.000 (circa). Non a caso i 5 Stelle sono riusciti a far eleggere solo sette candidati unendo le due circoscrizioni nel nord. Il partito pentastellato si difende bene solo al Sud, ormai un suo feudo, ma va detto che questa volta è stato flagellato dall’assenteismo. I 5 stelle hanno la deviazione standard più bassa di tutti i partiti con il 13.051 (lo si evince anche dalla dimensione dei cerchi, nell’immagine qua sopra, tutti più o meno delle stesse dimensioni), e si dimostra anche più equilibrato del Partito Democratico, ma su questo influisce ancora una volta la bassa affluenza. Infatti non ci sono candidati eletti che emergono con un numero di voti notevole, l’unico lo si può trovare nelle isole con Franco Roberti che ha preso 149.553 voti.

Forza Italia

Indissolubile il binomio Silvio Berlusconi e Forza Italia, a livello nazionale è ancora in grado di movimentare uno straordinario numero di votanti, tuttavia questo riapre un quesito sulla struttura del partito. Nonostante l’ex premier abbia le stesse energie di un ventenne in Erasmus, anche lui non è eterno, il giorno che abbandonerà il partito questo potrebbe non avere più ragioni di esistere, e questo è il trend che sembra emergere in quasi tutte le elezioni, anzi forse la situazione si deteriorerà ulteriormente.

Silvio Berlusconi = Forza Italia = Partito; ma Forza Italia – Silvio Berlusconi = ?

Lontano dai suoi boom elettorali del decennio scorso, Forza Italia regge una media di 77.602 a livello nazionale e migliore di quella dei 5 Stelle, con una deviazione standard di 60.518 (purtroppo questo ultimo dato è distorto a causa dell’unico eletto, Tajani, nella circoscrizione Centro).

Conclusioni: se si dovesse premiare la media di voto il Partito Democratico vincerebbe, di poco anzi sulla Lega, ma distanziando nettamente i 5 Stelle. Il problema del centro destra è che se i loro leader dovessero sparire per qualche motivo dalla scena politica, i loro partiti si troverebbero in seria difficoltà a capitalizzare i voti con il resto dei candidati.

È ovvio che le conclusioni sono scontate, e il trend lo si immaginare da per sé, ma oggi i dati riflettono meglio la realtà che l’intuito e la deduzione.

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