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Cofveve: una sbrigativa analisi dei Tweet di Trump

Tweeter era il suo flusso di coscienza come in Ulysses di James Joyce (paragone pretestuoso). Quanti politologi, analisti e giornalisti avrebbero voluto entrare nella testa dell’ex presidente Donald Trump per capire cosa gli frullasse per la testa ogni volta che twittava. Probabilmente la sua vulcanicità è la motivazione principale per cercare di capire il filo conduttore dei suoi tweet, e forse anche la più comoda per spiegare il suo metodo di comunicazione.

Un’analisi semantica dei suoi tweet è la cosa che più ci può aiutare nel capire cosa pensasse, ad esempio quali erano i suoi bersagli e quali erano i suoi insulti più comuni.

Adesso che si è conclusa la usa presidenza – anche se ora si aprono tutti gli armadi con gli scheletri legali (pressioni elettorali in Georgia, finanze associazioni legate a lui, ecc…) – possiamo vivere le nostre giornate con una discreta pace, smettendo quella ricerca masochista del voler sapere “quale stupidaggine o pazzia avrà scritto oggi?”.

Possiamo lasciarci andare ad analisi più fredde e basarci sui dati. Quindi a noi!

Purtroppo è un peccato che il dataset  trovato sia così limitato, non ci sono: l’orario dei tweet – avremmo così potuto sapere in quale situazione il presidente si metteva a fare i suoi Tweetstorm, anche se sappiamo che molti di queste raffiche di tweet avvenivano di notte-, inoltre mancano i numeri dei retweet e dei vari commenti, sarebbe stato bello sapere i tweet più di successo. Ma probabilmente il file sarebbe stato mastodontico. In compenso c’erano campi doppi e colonne decisamente inutili.

Ringrazio Otto Fontanesi per la pulizia dei dati. E me stesso per essermi contenuto nell’utilizzo dei meme.

 

Offese e dolcetti

Per quanto ne dicano i suoi supporter, i tweet di Trump hanno avuto una decisa e spiccata connotatura offensiva e una forte aggressività, della serie “non facciamo prigionieri”. In parole povere ha completamente sdoganato le regole del politically correct che da lungo tempo contraddistinguevano la presidenza americana. Da outsider e anche da Presidente non si è mai nascosto dietro ai costumi e alle abitudini di un politico.

I suoi tweet erano armi, i suoi tweet erano le sue dottrine politiche, la sua diplomazia, i suoi tweet erano temuti, e potevano essere un’accetta per la carriera di un politico (chiedere a Jeff Flake e Bob Corker), oppure potevano essere una benedizione quindi farla decollare. Senza i suoi tweet il partito Repubblicano ha perso il suo megafono, nel bene e nel male del partito.

Dopo aver pulito i dati e aver usato la libreria NLTK, questo è il risultato. Innegabile, i suoi tweet sono stati per la maggior parte offensivi.

Quanti tweet?

Dal 16/06/14 giorno della sua candidatura ufficiale al 06/01/21 (quando è stato bloccato da Tweeter), il totale di tweet ammonta a 5691.

Due i grandi picchi con 185 Tweet, rispettivamente:

Luglio 2019: quando Robert Mueller si era presentato davanti alle commissioni del Congresso per evidenziare i passaggi del Mueller Report, quello relativo alle collaborazioni russe con il team di Trump durante la candidatura nel 2016. Cosa che ha portato il PRIMO procedimento di Impeachment.

Ottobre 2020: parte finale della campagna elettorale delle presidenziali, ah se non lo sapete ha vinto Biden.

Quali parole con maggiore frequenza?

Chi lo avrebbe mai detto che il bersaglio preferito, sia che si tratti di due o tre parole, fossero i media. Ma non quei media che da anni vomitano falsità e bufale (come OAN, FOX, NewsMax e Breitbart) ma bensì verso i network che hanno fatto la storia del giornalismo con le loro inchieste, parliamo del New York Times, Washington Post e CNN solo alcuni per citarne qualcuno.

Scenario pre e post elettorale

Qua un’analisi che va da ottobre 2020 fino al ban su Twitter di gennaio 2021. I bersagli non cambiano di molto, ovviamente Hilary Clinton è stata sostituita da Joe Biden, passando da “crooked” a “sleepy”.

Invece i vari Geoff Duncan, Brian Kemp, Brad Raffensperger, Rick Snyder sono tutti personaggi relativi al riconteggio in Georgia, uno degli Swing State vinti dai Democratici e passato alla ribalta per essere stato preso di mira da fantomatiche teorie di brogli ai danni di Trump. È possibile che questi personaggi li torneremo a sentire nei prossimi mesi, per via delle cause legali che pendono sull’ex presidente.

 

Qua il dataset: https://www.kaggle.com/ayushggarg/all-trumps-twitter-insults-20152021

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